Quali sono le posture più a rischio per la colonna lombare?

Quali sono le posture più a rischio per la colonna lombare?

Abbiamo già discusso di lombalgia in un articolo recente, descrivendo le maggiori cause di insorgenza del dolore. Tra i fattori presentati emergono anche quelli occupazionali e meccanici, che sollecitano la colonna e la espongono ad un maggior rischio di problematiche dolorose: movimenti ripetuti in flessione e rotazione, carichi eccessivi, posture incongrue e vibrazioni a corpo intero. Ma quali sono le posture che mettono maggiormente a rischio la biomeccanica della colonna?  

Diversi studi hanno analizzato gli alti carichi lavorativi e le posture assunte durante il lavoro. Le posizioni in flessione e in rotazione della lombare sono quelle maggiormente questionate ed infatti rappresentano, lavorativamente parlando, il maggior fattore di rischio per l’insorgenza di lombalgia.  

L'influenza del movimento sul modello biomeccanico della colonna 

In uno studio di Punnet et al. (1991) viene indagato il legame tra dolore alla schiena e posture lavorative in un campione di operai presso un’azienda meccanica. Nello specifico, vengono analizzate le posizioni neutre, in flessione leggera e completa e inclinazione o rotazione del busto, come nell’immagine sottostante. 

I risultati dello studio sottolineano che tutte le posture non neutrali della colonna, dunque quelle analizzate nel protocollo di ricerca, sono associate all’insorgenza di problematiche alla schiena nella popolazione selezionata. Secondo i ricercatori, ad aumentare il rischio non è soltanto una singola postura rispetto ad un’altra, bensì la durata e l’intensità dell’esposizione, fattori importanti e non trascurabili: per questo motivo, per i movimenti di flessione del tronco, il rischio aumenta con la durata dell’esposizione e con i gradi di flessione (se flessione leggera o completa).  

Punnet e colleghi hanno analizzato direttamente il lavoratore studiando la sintomatologia dovuta dell’esposizione lavorativa, ed i risultati forniscono importanti informazioni che, tuttavia, rimangono generiche e non specificano quale sia la postura più a rischio. 

A livello biomeccanico, però, la differenza esiste, basti ricordare la struttura della nostra colonna vertebrale: le vertebre lombari infatti permettono un grado di flessione mentre molto ridotta è la loro capacità di rotazione, in quanto la loro principale funzione è quella di sostenere e sorreggere. Pertanto, sollecitare la colonna secondo un movimento che difficilmente compie la mette più a rischio: vorrebbe dire far eseguire un compito a qualcuno non specializzato nel farlo (Bogduk, 2016).

Allo stesso modo, il disco intervertebrale è sollecitato dalle diverse posture; il carico sopra di esso varia in base alla posizione del corpo e al movimento che sta compiendo: rispetto alla neutra posizione eretta, in supinazione la pressione si riduce del 50-80%, da seduti su una sedia senza schienale per il supporto lombare il carico aumenta del 40%, durante il sollevamento di un carico in leggera inclinazione anteriore la pressione si eleva del 100%, mentre nei movimenti di flessione anteriore e di rotazione della colonna aumenta vertiginosamente, del 400% (Nachemson, 1981).

Questo porta ad ipotizzare che la rotazione, soprattutto se associata ad un carico, è correlata ad un maggior rischio di usura della colonna lombare.  

Analisi del lavoratore affetto da lombalgia 

Dal punto di vista inverso, invece, molti studi analizzano le differenze posturali in lavoratori già affetti da lombalgia cronica, per verificare eventuali limitazioni di mobilità. Una ricerca recente (Haj et al., 2019) analizza le differenze tra soggetti sani e affetti da lombalgia cronica. Anche in questo caso, secondo gli studiosi, la flessione lombare, in associazione alla rotazione del busto, è uno dei fattori dominanti dell’insorgenza della lombalgia, e la motivazione risiede nel concetto che la tensione tissutale è amplificata quando i movimenti sul piano sagittale sono combinati a movimenti di rotazione ed inclinazione laterale. 

In queste due popolazioni sono stati misurati parametri cinematici come il il range di movimento (ROM), la velocità media l’accelerazione della rotazione lombare da posizione eretta e associata a flessione del busto (immagine).

  

Ne è risultato che tutti i parametri sono ridotti nelle persone con lombalgia. Questo è dovuto dai fattori meccanici tipici del disturbo, come instabilità meccanica, tensione tissutale aumentata, spasmi muscolari e dolore. Tuttavia, i fattori possono essere sia la causa che l’effetto della ridotta mobilità lombare. A questi si aggiunge la coordinazione neuromuscolare, la motivazione individuale, i fattori psicologici e la potenza muscolare; anche questi parametri cortico-fisiologici interagiscono con la cinematica e funzione lombare (immagine).

In entrambi i gruppi, comunque, il ROM di rotazione in completa flessione si riduceva in maniera importante rispetto alla posizione eretta: questo perché, in questa posizione, esiste una maggiore resistenza dell’anello fibroso dei dischi e tensione dei legamenti, cui si aggiunge anche l'aumentata resistenza passiva dei muscoli della catena posteriore. 

Conclusioni  

È dunque possibile trarre due importanti conclusioni: da una parte, la rotazione ripetuta mette a rischio il lavoratore sano di sviluppare lombalgia e di sottoporre il proprio rachide lombare ad usura strutturale; dall’altra, invece, se il lavoratore è già affetto da lombalgia, al rischio conclamato associato al movimento in rotazione si aggiunge un’ulteriore impedimento dato dalla limitazione nella mobilità, a causa delle condizioni  infiammatoria, dolorosa e di usura che la sua colonna lombare riscontra. 

Bibliografia

Nachemson A. L. (1981) Disc pressure measurements Spine

Bogduk N. (2016) Functional anatomy of the spine Handbook of clinical neurology

Hoogendoorn W. E. et al. (1999) Physical load during work and leisure time as risk factors for back pain Scandinavian journal of work, environment & health

Punnet L. et al. (1991) Back disorders and nonneutral trunk postures of automobile assembly workers Scandinavian Journal of Work, Environment and Health

Haj A. et al. (2019) Lumbar axial rotation kinematics in men with non-specific chronic low back pain Clinical biomechanics (Bristol, Avon)

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