Il dolore lombare: un disturbo multifattoriale

Il dolore lombare: un disturbo multifattoriale

Con un’elevata diffusione, la lombalgia, ovvero il dolore al tratto lombare della colonna vertebrale, in inglese “Low Back Pain”, è un disturbo che interessa tutte le età e che l’85% della popolazione sperimenta almeno una volta nella propria vita.

La lombalgia specifica è un sintomo, secondario ad una patologia, che conferisce al dolore una causa patogenetica; molto frequente è, tuttavia, la lombalgia aspecifica, così definita in quanto non attribuibile ad alcuna causa patologica.

Può manifestarsi con dolore e tensione muscolare che si distribuiscono posteriormente dal margine dell’ultima costa fino all’inizio del solco intergluteo. Sovente può accompagnarsi anche a sciatalgia, un dolore che, dalla zona lombare, scorre lungo tutto l’arto inferiore fino al piede.

Quando il dolore persiste per un tempo superiore ai tre mesi è considerato un disturbo cronico; nel 10-15% dei casi, lo stato acuto di lombalgia si tramuta in cronico. Il dolore lombare cronico si associa a distress emotivo e disabilità funzionale non giustificati da altre condizioni patologiche croniche, impatta la qualità della vita, limitando la funzionalità e la partecipazione lavorativa, affliggendo in egual modo gli aspetti psicosociali dell’individuo.

Epidemiologia

Per la sua elevata incidenza, la lombalgia rappresenta uno dei maggiori problemi del sistema sanitario pubblico del mondo occidentale dalla metà del secolo scorso ed attualmente in espansione a livello globale. È una delle maggiori cause di anni persi per disabilità e la sesta causa di disabilità generale. La maggior insorgenza avviene in età adulta, tra i 40 e i 49 anni, e la popolazione più vulnerabile è quella femminile.

Anche gli adolescenti sono colpiti da dolore lombare: il 37% ne soffre con frequenza mensile o più e anche in giovane età le ragazze sono più vulnerabili. In generale, la prevalenza aumenta con l’età fino a colpire il 46% dei quindicenni.

A cosa è dovuta l’elevata diffusione? Come già detto il dolore lombare è un sintomo che accomuna diverse condizioni patologiche ma può anche insorgere senza una causa nel caso di dolore lombare aspecifico, che ha una prevalenza del 90%: i dati sottolineano la multifattorialità di questo disturbo.

Un disturbo multifattoriale: i fattori di rischio

Il dolore lombare era tradizionalmente considerato esclusivamente causa di un infortunio (“the injury model”), come conseguenza traumatica al sovraccarico per lavori pesanti. Questo modello però è ritenuto semplicistico perché il legame tra degenerazione delle strutture anatomiche e sovraccarico fisico esiste, ma è di modesta intensità. Il successivo modello bio-psicosociale della lombalgia tiene conto dei fattori biologici e dei fattori di rischio, che più verosimilmente si ritengono contribuire allo sviluppo del dolore. I fattori di rischio non biologici includono gli aspetti psicologici ed emotivi come la percezione del dolore, la risposta emotiva, le preoccupazioni riguardanti lo stato di salute e le limitazioni alla vita sociale e lavorativa.

Siamo però soliti pensare che ciò che influisce più significativamente sul mal di schiena sia la nostra postura, gli atteggiamenti a rischio, la movimentazione di carichi sbagliati; il modello infortunistico spiega che sì, i fattori meccanici influiscono, ma ridurre tutte le cause esclusivamente a questi è semplicistico.

I fattori nocicettivi, rilasciati dalle lesioni tissutali per stimolazione dei recettori del dolore (i nocicettori), hanno un ruolo fondamentale nelle condizioni di dolore acuto, e molte strutture nel rachide, essendo innervate, potrebbero dare origine al dolore lombare. Nelle problematiche croniche si introduce anche l’importanza della dimensione psicosociale. Pertanto, se le strutture della regione lombare sono biochimicamente alterate, ad esempio a causa di un processo infiammatorio o danneggiate da degenerazione o trauma, possono portare a lombalgia.

Ovviamente, anche la presenza di patologie concomitanti come osteoporosi, neoplasie, infezioni, artriti, patologie viscerali e gastrointestinali contribuisce all’insorgenza di lombalgia cronica.

L’eziologia del dolore potrebbe essere influenzata da numerosi fattori, locali e sistemici, ambientali o individuali. Cosa aumenta pertanto il rischio di dolore lombare?

Obesità, tessuto adiposo e fattori infiammatori

La stretta relazione tra la condizione di obesità e l'insorgenza di lombalgia è stata ampiamente dimostrata, ed è legata da un lato al decondizionamento fisico derivante dalla tendenza alla sedentarietà, dall'altro allo stress meccanico e al sovraccarico elevato applicato alla colonna vertebrale che può comportare degenerazione del disco intervertebrale.

Tuttavia, la letteratura scientifica comincia ad indagare anche circa l'ipotetica influenza dei fattori infiammatori legati all'accumulo di tessuto adiposo: infatti, il tessuto adiposo aumenta la produzione di citochine pro-infiammatorie, come TNF-α e IL-6, che generano uno stato di infiammazione di basso grado. Inoltre, nelle persone con obesità è presente in alte concentrazioni la proteina C-reattiva (CRP), un fattore infiammatorio che indica danno del tessuto ed è responsabile della sensazione di dolore nel sistema muscoloscheletrico; la stessa proteina è stata trovata in maggiori quantità nei soggetti con lombalgia, con livelli direttamente proporzionali all'intensità di dolore. Queste conclusioni avvalorano l'ipotesi che l'infiammazione caratteristica dell'accumulo adiposo sia in qualche modo collegata al dolore lombare e che pertanto l'obesità rappresenti un fattore di rischio per la lombalgia anche per lo stato infiammatorio di basso grado, oltre che per lo stress meccanico e l'atteggiamento sedentario.

Fumo di sigaretta

In uno studio del 2016 (Cureus et al.) viene spiegato che i meccanismi secondo i quali il fumo di sigaretta rappresenta un fattore di rischio per il dolore lombare sono neurologici e biomeccanici: la nicotina, con il suo effetto eccitatorio, amplifica la percezione del dolore; il fumo, inoltre, aumenta i livelli circolanti dei fattori pro-infiammatori che, oltre ad amplificare anch'essi il dolore, esercitano un'azione infiammatoria sui dischi intervertebrali, determinando la degenerazione strutturale.

Un'altra ipotesi che viene proposta ma non ampiamente supportata vede la causa del legame fra dolore lombare e fumo di sigaretta nello stress meccanico indotto dal movimento durante la tosse tipica dei fumatori.

Fattori genetici ed individuali (non modificabili)

Tra tutti i fattori di rischio, l'ereditarietà e le caratteristiche individuali come età e genere non sono modificabili. Ovviamente l'insorgenza di dolore lombare aumenta con l'età, ed è maggiore nel genere femminile. Inoltre, alcune problematiche congenite concorrono all'insorgenza del dolore lombare, come ad esempio una condizione ereditaria di restringimento del disco.

Fattori meccanici e occupazionali

Come già anticipato prima, i fattori occupazionali aumentano il rischio di dolore lombare perché posture incongrue, movimenti ripetitivi, sollevamento e movimentazione di carichi pesanti, torsioni e rotazioni frequenti a carico del busto e vibrazioni a corpo intero provocano una sollecitazione della colonna e portano a conseguente usura di vertebre e dischi.

Inattività fisica

L'attività fisica, o meglio l'inattività fisica, rappresenta una variabile importante. Le persone con uno stile di vita sedentario presentano un rischio molto maggiore di sviluppare dolore lombare. In realtà la relazione tra intensità dell'esercizio e lombalgia non è lineare: il rischio di dolore lombare, infatti, aumenta sia con lo stile di vita sedentario, sia con quantità di attività fisica molto elevate.

L'esercizio fisico, sia di tipo aerobico continuato sia ad alta intensità, ha un effetto positivo sulla prevenzione del dolore lombare e come trattamento non farmacologico, sia perché riduce lo stato infiammatorio riscontrato nell'obesità, sia perché aumenta la massa e la forza muscolare con un'azione protettiva. Pertanto, una maggior quantità di attività fisica corrisponde ad un effetto benefico, ma se questa risulta eccessiva per la persona può peggiorare lo stato di dolore, nuocendo alla schiena.

 

Bibliografia

Da Cruz Fernandes I. et al. (2018) Low back pain, obesity, and inflammatory markers: exercise as potential treatment Journal of exercise rehabilitation

Morris P. et al. (2020) A systematic review of the role of inflammatory biomarkers in acute, subacute and chronic non-specific low back pain BMC Musculoskelet Disord

Vlaeyen J. et al. (2018) Low Back Pain Nat Rev Dis Primers

Maher C. et al. (2017) Non-specific low back pain Lancet

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