Esoscheletro passivo: cosa succede quando lo indosso, dal punto di vista metabolico?

Esoscheletro passivo: cosa succede quando lo indosso, dal punto di vista metabolico?

L'utilizzo di esoscheletri in ambito lavorativo è un tema di crescente attenzione.

Esoscheletro passivo: funziona?

Sono disponibili nel mercato diverse tipologie di esoscheletri, ma pochi di loro sono stati sottoposti a degli studi scientifici. Allo stato dell'arte (aprile 2019) non è stato ancora dimostrato che l'uso dell'esoscheletro possa ridurre la frequenza di malattia professionale e nella fattispecie per quelle del sistema osteo-muscolare, largamente maggiori rispetto alle altre, come testimoniano i dati INAIL 2018.

I risultati preliminari, e nella loro discussione opinabili dal punto di vista metodologico, giungono alla conclusione che sembrerebbe ci sia un "costo metabolico" inferiore durante le operazioni di MMC, ma il consumo energetico sia superiore nella camminata. Infatti, si cammina con un peso ulteriore che grava oltre al peso corporeo.

Ad ogni modo, si porterebbe pensare che questo tipo di ausilio possa effettivamente rendere la vita più semplice all'addetto al sollevamento di carichi. Ma la vera domanda è: cosa può accadere a lungo termine? A quale tipologia di stress articolare si sottopone l'individuo che adopera l'esoscheletro in maniera continuativa?

Tali quesiti impongono ragionamenti profondi e ipotesi strutturate da parte del datore di lavoro, poiché non esiste letteratura che attualmente faccia chiarezza sui potenziali fattori avversi e controindicazioni legati all'uso dell'esoscheletro, che alla luce della novità, non sono mai stati presi in considerazione.

Ovviamente, il pensiero critico non deve nascere ad ostacolo dello sviluppo di tali tecnologie, ma è naturale chiedersi se la tecnologia disponibile sia ancora involuta e potenzialmente pericolosa. Perché potrebbe manifestarsi la peggiore delli ipotesi: se dopo tre / quattro mesi di utilizzo, il lavoratore che usa l'esoscheletro lamentasse sintomatologia dolorosa riferita ad altre articolazioni rispetto a quelle dove l'esoscheletro riduce il carico biomeccanico?

Esoscheletro e dispendio energetico

In un articolo pubblicato in Ergonomics nel 2018, Baltrusch e Colleghi hanno sottoposto 11 soggetti a diversi tipi di compito (sollevamenti, traslocazioni,...) con e senza l'ausilio dell'esoscheletro. Contemporaneamente è stato misurato il consumo d'ossigeno, unità di misura per la quantificazione dell'energia necessaria per lo svolgimento di attività della vita quotidiana (definizione semplificata all'osso...).

Misurazione del consumo di ossigeno, attivazione muscolare e cinematica durante sollevamento di carichi e camminata

I risultati, hanno mostrato come sollevare carichi con l'esoscheletro high-cam comporta un vantaggio metabolico, quantificato nella riduzione del 17% del consumo di ossigeno. La versione low-cam non comporta vantaggi (non essendoci significatività statististica, l'8% riportato a report potrebbe essere casuale, anzi, teoricamente lo dovrebbe proprio essere). Al contrario, camminare con un peso aggiuntivo (esoscheletro) e modificando la biomeccanica della camminata, sembrerebbe possa comportare un costo aggiuntivo dal 12 al 17%. In pratica, se mi muovo nello stabilimento indossando l'esoscheletro, consumo più energia.

Conclusioni

Senza essere fatalisti... forse è il caso di fare attenzione perché i dati sono ancora preliminari ed occorre veramente studiare l'applicazione dell'esoscheletro "sul campo di battaglia". L'esoscheletro descritto nello studio è il Laevo Exoskelet. Per info cliccare qui, va direttamente al sito del produttore

Bibliografia

Baltrusch SJ et al. (2018) The effect of a passive trunk exoskeleton on metabolic costs during lifting and walking. Ergonomics

GymHub S.r.l. - Spin-off dell’Università di Padova ricorda che la gestione, programmazione e somministrazione di protocolli di esercizio in soggetti in salute e con patologie croniche clinicamente stabilizzate sono prerogativa del Laureato Magistrale in Scienze Motorie con indirizzo in Attività Motoria Preventiva e Adattata, come previsto dal D.M. 16 marzo 2007 del MIUR.

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